1 ottobre 2014

l'italia fa 50 con Langhe - Roero e Monferrato

Con l'iscrizione del paesaggio vitivinicolo di Langhe - Roero e Monferrato avvenuta lo scorso 22 giugno, l'Italia ha raggiunto quota 50 nella lista dei siti mondiali iscritti nel patrimonio Unesco.


Il nostro paese quindi conferma la prima posizione nel mondo, inaugurando anche una nuova categoria nella prestigiosa classifica, quella cioè di una serie di aree, sei per la precisione, legate alla produzione del vino, a formare i paesaggi vitivinicoli del Piemonte:
Le sei aree Unesco e le zone di rispetto intorno


La Langa del Barolo comprende i territori storicamente favorevoli alla coltivazione del vitigno Nebbiolo, da cui si produce il vino rosso a lungo invecchiamento denominato Barolo. Borghi medievali quali Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba si caratterizzano per l’imponente presenza di castelli.

Il Castello di Grinzane Cavour fu dimora di Camillo Benso Conte di Cavour nella prima metà del XIX secolo. Attualmente polo d’eccezione per la conoscenza e la valorizzazione della cultura vitivinicola dell’intero comprensorio di Langhe-Roero e Monferrato. 

Le colline del Barbaresco dove troviamo i vigneti prevalentemente coltivati a Nebbiolo, da cui si produce il vino rosso a lungo invecchiamento denominato Barbaresco, tra i grandi vini italiani riconosciuti a livello internazionale e i borghi di Barbaresco e Neive

Nizza Monferrato e il Barbera è l’area selezionata all’interno del territorio della DOCG Barbera d’Asti, e nello specifico all’interno della sottozona ‘Nizza’. Qui si produce l’omonimo vino rosso, il vino piemontese più esportato all’estero.

Canelli e l’Asti Spumante, all’interno del territorio della DOCG Asti, e nello specifico all’interno della sottozona ‘Canelli’, è un’area prevalentemente coltivata a Moscato Bianco. Da questo vitigno si produce il vino spumante aromatico Asti, il vino bianco italiano più esportato all’estero.

Il Monferrato degli Infernot è un’area caratterizzata dalla diffusione di una singolare tipologia di manufatto architettonico scavato nella cosiddetta Pietra da Cantoni e utilizzato per la conservazione domestica delle bottiglie,  che rappresenta una vera e propria opera d’arte legata al “saper fare” popolare.


La curiosità per questi luoghi, molte volte evocati parlando delle Langhe di Pavese e Fenoglio, mi ha spinto a visitarli,  soprattutto dopo che erano entrati nel patrimonio Unesco.
Si tratta di una zona estremamente "centrale" per la storia italiana passata e presente, basti pensare al Regno d'Italia con la famiglia Savoia e ad un protagonista dell'Unità come Cavour ieri e al movimento dello slow food con Eataly e Grom oggi, ma curiosamente quasi sempre ai margini delle cronache e mai sotto i riflettori come Roma, Milano, Napoli, Firenze e Venezia...
Barolo - Cherasco - Grinzane Cavour
La Morra - Monforte d'Alba - Neive

Una terra questa, per molti anni l'orto di Milano e Torino, di contadini che oggi sono divenuti imprenditori internazionali grazie alla produzione del vino e al turismo eno-gastronomico mondiale. Infatti i turisti stranieri - ne abbiamo incontrati addirittura di Taiwan! - apprezzano molto questo tipo di "vacanza", immersa nei territori agricoli senza tempo delle colline italiane. 
Probabilmente gli itinerari eno-gastronomici attraverso i territori agricoli italiani sono la versione contemporanea del "Viaggio in Italia", quello che nell'Ottocento si chiamava Grand Tour e che tutti gli intellettuali europei e americani, da Goethe a Stendhal, hanno fatto e raccontato attraverso libri e diari ancora oggi molto conosciuti.

Il riconoscimento dell'Unesco, a lungo rincorso attraverso molto lavoro, rappresenta un traguardo, ma anche e soprattutto un punto di partenza per una giusta valorizzazione del territorio.

Da Agorà - La Morra agosto 2014
La Morra, una delle tante bandiere arancioni della zona insieme a Barolo, Cherasco, Grinzane Cavour, Monforte d'Alba e Neive (che è anche tra i borghi più belli d’Italia), offre un panorama spettacolare su tutta l'area delle Langhe e permetta una lettura perfetta della morfologia del territorio.

Panorama da La Morra
Durante la bella (e faticosa) passeggiata da La Morra a Barolo e ritorno in mezzo alle vigne del barolo appunto, ho attraversato il Borgo Cerequio, probabilmente uno degli esempi più interessanti della zona di riqualificazione del territorio in chiave turistica ed eno-gastronomica.

I vigneti e il Borgo Cerequio

Il committente Michele Chiarlo e gli architetti Simona De Paoli, Mariano Mulazzani e Luigi Duretto hanno trasformato un antico borgo, probabilmente settecentesco, in una struttura ricettiva contemporanea chiamata Palas Cerequio, attraverso un intervento di ristrutturazione, manutenzione straordinaria e risanamento conservativo di tre fabbricati rurali per un totale di 800mq di superficie lorda complessiva. 


Immagini del Palas Cerequio ieri e oggi dall'architetto Simona De Paoli
Sono stati creati ambienti dal gusto contemporaneo e "classico", attraverso un attento studio dei materiali, degli spazi esterni e del verde, mantenendo senza conflitti quel binomio vincente tra antico e moderno che forse è la vera sfida futura per noi italiani, se vogliamo valorizzare i nostri territori senza stravolgerli e distruggerli, ma "riattualizzandoli". L'idea di trattare in maniera più libera e contemporanea gli edifici di minor pregio, riservando la conservazione per quello più importante è stata una guida perfetta per l'intervento. 

Immagini del Palas Cerequio da opera wedding e booking
La vicina Cappella della Madonna delle Grazie, detta Sol Lewitt (gli interni sono di David Tremlett), coraggiosa esplosione di colore nel paesaggio, dimostra la capacità che hanno questi territori di confrontarsi con la contemporaneità.

Cappella Sol Lewitt presso La Morra