9 luglio 2015

Progetto Flaminio

Studio 015 Paola Viganò è il vincitore del concorso internazionale di progettazione per il quartiere della Città della Scienza.

Paola Viganò commenta “la nostra è un’idea di progetto come risorsa rinnovabile. Un linguaggio urbano solido che si lega a scelte che vanno molto in profondità. La fattibilità è il manifesto del progetto, un atto rivoluzionario in Italia, l’idea che sia qualcosa che si possa fare.”
 

Paola di Biagi - Presidente di Giuria ha così motivato la scelta : “ Il percorso di Progetto Flaminio, grazie al lavoro di tutti e 6 i finalisti ha progressivamente messo in luce le grandi potenzionalità dell’area, coniugando le esigenze della cittadinanza, che abbiamo incontrato più volte, del Comune e della committenza.
In questo senso, Studio 015 Paola Viganò è stato scelto dalla giuria come progetto vincitore poiché individua una soluzione urbana in cui ciò che assume senso sono le relazioni e le centralità urbane, gli spazi aperti, il paesaggio e quindi la qualità dell’abitare. Un progetto che propone una totale permeabilità e fruizione pubblica dell’area, che supera il suo carattere di recinto militare e consente una maggiore penetrazione del tessuto urbano da parte di abitanti e cittadini.”
Per queste qualità e per la sua flessibilità, il progetto rappresenta una buona e solida base per avviare e sostenere il percorso di progettazione e attuazione futura”


Ho aspettato l'apertura del MAXXI alle 11 insieme a un gruppetto di persone, soprattutto turisti stranieri in visita al museo e genitori o nonni con bambini in bicicletta che utilizzano la piazza esterna come parco di quartiere (non potrebbero aprirlo prima!?), ma solo io sono entrato nella sala che ospitava i progetti del concorso per il Progetto Flaminio.
Ho visto le tavole e i plastici dei finalisti, solo quello vincitore era già inserito nel contesto urbano e l'impressione è che fosse il più chiaro e indovinato per gli spazi creati e per la scala dell'intervento. Poi i molti dossier dei partecipanti alla prima fase. C'erano nomi importanti anche a livello internazionale, quasi tutti scartati. Deve essere stato piuttosto diffcile valutare quelle centinaia di dossier così diversi. Si passava da quelli che si limitavano ad un portfolio con i lavori svolti (peccato Moneo!), a quelli che presentavano ricerche e proposte piu o meno approfondite. Non ho visto quelli dei finalisti. Le perplessità di cui ho scritto nella prima fase restano tali. 

Sono abbastanza d'accordo con Luca Molinari sulla necessità di riportare l'architettura e gli interventi urbani a terra, sia nel senso di renderli più fattibili che di legarli maggiormente al suolo lavorando sui piani terra. Le sue considerazioni urbane sono sicuramente in linea con le tendenze generali, ma non direi che questo concorso si possa definire un esempio perfetto
Difficile anche dare torto a Prestinenza Puglisi quando definisce deludenti i risultati della seconda fase, anche se non credo si possa dare la colpa solo alla Giuria. 
Ho già scritto brevemente su facebook che siamo tutti d'accordo sul fatto che il progetto vincitore di un concorso debba essere eccellente, ma chi ha detto che deve essere innovativo? Pensate a quanto potevano essere innovativi al tempo Corviale, Vigne Nuove e Laurentino 38 o a quanto lo è molta architettura-spazzatura di oggi! L'architettura deve disegnare spazi di vita piacevoli, ben organizzati e stimolanti per le persone, non serve a sperimentare le proprie idee, spesso folli, sulla pelle degli altri.
Da questo punto di vista quindi il Concorso del Flaminio rappresenta certamente un'esperienza diversa, meno legata al grande gesto architettonico e al linguaggio tanto vario e creativo quanto uguale e standardizzato, premiando infatti un gruppo di progettisti che lavora sullo spazio urbano come rigeneratore dei luoghi in Paesi che ci credono molto più di noi come Francia e Belgio. Quasi un omaggio postumo a Bernardo Secchi, ex socio della Viganò scomparso lo scorso anno, uno degli urbanisti italiani più conosciuti.

Caruso St John Architects (Londra)
IaN+ (Roma)
Juan Navarro Baldeweg (Madrid)
KCAP Architects&Planners (Amsterdam)
Labics – Paredes Arquitectos (Roma-Madrid)