27 luglio 2013

il lato positivo

Assistendo alla presentazione del libro Città Giardino Aniene ho notato da parte degli autori una certa insistenza, riscontrata anche nel libro stesso soprattutto con il catalogo finale, nel sottolineare quanto sia consistente il numero di villini conservati ancora oggi.
Perchè meravigliarsi visto che la "letteratura" su Roma Moderna, che va dal taglio storico a quello della guida e il cui capostipite è il grande Italo Insolera, in genere non ha reso molta giustizia al quartiere, dando risalto soprattutto a quello che si è perso, alle sostituzioni, ma poco alla conservazione quasi totale dell'impianto viario e di moltissimi villini dell'epoca?
Il lato positivo - Silver Linings Playbook, uno dei film più belli, divertenti e istruttivi degli ultimi tempi rappresenta bene l'idea che le cose vanno viste con ottimismo, cercando sempre la parte migliore, perchè così facendo sarà proprio quella ad emergere. 

22 luglio 2013

oggetti architettonici

Paradossalmente direi che nel risultato finale l'architetto dovrebbe quasi sparire, nel senso che il suo compito non è quello di "firmare" l'opera, ma di fare in modo che ogni cosa sia al suo posto e l'intervento rappresenti un insieme armonico.
So bene che questa mia considerazione è un po' provocatoria ed estrema, ma il suo significato è molto importante e sono certo di non essere il solo a pensarla così.


[…] Io detesto gli oggetti architettonici anche se devo riconoscere che ce ne sono alcuni straordinari, eccezioni di architetti eccezionali; architetti mediocri fanno invece oggetti sguaiati e insopportabili; […]

16 luglio 2013

the architects faults

Some people attributes to us, architects and urbanists, the fault of having created the suburbs, building in periurban areas enormous barracks-dormitory, without services and public spaces […]


The architects, we architects have big faults. Inexcusable. The main one is that we thought we could be able to “shape” life, tastes, desires of those who inhabits the spaces we design. This senseless presumption of omnipotence led us to transform very personal utopias in boulders of concrete. But is it so difficult to understand that every time someone accuse us of having generated – we alone - the monsters of urban decay he still feeds this assumption? As if it was up to us architects – called to the Rescue – the solution to the illness caused by ourselves. As if it weren’t healthier to recognize the marginalization and even the irrelevance of our action in the society of the multitude, in the city of a thousand powers […] (Stefano Boeri, L'anticittà, 2011)

15 luglio 2013

le colpe degli architetti

C'è chi imputa a noi urbanisti e architetti la colpa di aver creato la periferia, realizzando nelle aree periurbane immeni casermoni-dormitorio, senza servizi e spazi pubblici […]

 
 Gli architetti, noi architetti, abbiamo grandi colpe. Imperdonabili. E la principale è proprio di aver creduto di poter "plasmare" la vita, i gusti, i desideri di chi abita gli spazi che progettiamo. Ottusa presusnzione di onnipotenza che ci ha portato a trasformare utopie personalissime in macigni di cemento armato. Ma è così difficile capire che ogni qual volta ci si accusa di aver generato - da soli - i mostri del degrado urbano non si fa che alimentare questa presunzione? Come se spettasse a noi architetti - chiamati al Riscatto - la soluzione dei mali da noi stessi provocati. Come se non fosse più salutare riconoscere finalmente la marginalità e addirittura l'irrilevanza della nostra azione nella società della moltitudine, nella città dei mille poteri. […] (Stefano Boeri, L'anticittà, 2011)

8 luglio 2013

architecture and landscape

architettura e paesaggio

Can I lead you on the shores of a mountain lake? The sky is blue, water is green and all is deep peace. The mountains and the clouds reflects themselves in the lake, as well as the houses, the courtyards and the chapels. They seem to be there as if they had not been created by the hand of the man. Like they were outputs from the workshop of God, as the mountains and the trees, the clouds and the blue sky. And everything breathes peace and beauty...
But what is there? A false note creeps in this peace. As a useless screeching. Between the peasants' houses, which were made not by them, but by God, there is a villa. The work of a good or a bad architect? I do not know. I only know that peace, quiet and beauty are already gone.
[...] And then I wonder: why all architects, good or bad, they end up spoiling the lake?
[...] The architect, like almost every inhabitant of the city, has no civilization. He lacks the security of the farmer, who has instead its civilization. The inhabitant of the city is a rootless.
(Adolf Loos, Architecture, 1910 from Words in vacuum)

5 luglio 2013

architettura portoghese

Vorrei condividere alcuni spunti nati grazie a scambi di opinioni, avuti sia in pubblico che in privato, sui temi sollevati dal post stessi progettisti, risultati diversi e più in generale dalla mia posizione piuttosto critica nei confronti dell'architettura italiana contemporanea.
Gli edifici di GSMM architetti sono stati solo lo spunto (forse non perfetto ma efficace), che cercavo da tempo per evidenziare una differenza culturale, che io considero un ritardo preoccupante dell'Italia, ma che naturalmente non si può ridurre solo all'uso del bianco o del colore, così come del cubo o di altre forme geometriche più complesse. 
Tempo fa nel mio gruppo di linkedin avevo lanciato una discussione Ancora minimalismo portoghese mediterraneo segnalando la chiesa di Sant'António e il Centro Sociale di S. Bartolomeu di João Luís Carrilho da Graça, progetto non trascendentale, ma che denota una capacità compositiva e una poetica architettonica difficilmente riducibili al solo discorso del bianco. 
Mi era stato risposto invece evidenziando la noia del bianco, del minimalismo, del tanto moderno e del fatto che il Portogallo e l'Italia (almeno alcune sue parti) non hanno niente in comune (!!). 


1 luglio 2013

stessi progettisti, risultati diversi

La newsletter di Europaconcorsi ultimamente ha spesso come tema gruppi di architetti italiani più o meno noti, con all'attivo alcune interessanti realizzazioni e sembra quasi fatta apposta per alimentare il mio blog. Questo contribuisce ad aggiungere al mio archivio ulteriori argomenti importanti da trattare e ogni volta che scrivo un post in realtà ne ho in mente già molti altri, che restano in attesa spesso per molti giorni (perdondosi a volte nella mia testa). 

Una delle ultime (newsletter) era dedicata a GSMM architetti.
Hanno costruito in Portogallo una casa molto minimalista (bella, bravi!!) immersa in un bellissimo paesaggio, la Quinta do Carvalheiro, di cui dicono:
... il luogo è caratterizzato da un bosco di sugheri e pini che predominano il paesaggio di declivio accentuato in un promontorio orientato verso ponente. 
La scelta per l’insediamento della nuova costruzione è strettamente legata alla topografia e al paesaggio presente. La forma compatta che caratterizza la casa, ha l’obiettivo di limitare l’intervento umano nel territorio incontaminato.